- Km e Tempo di percorrenza: 4,9 Km | 2.00h
- Dislivello in mt (somma di tutte le salite): 328 mt
- Difficoltà: Media
- Punto di partenza: Parcheggio prima di entrare a Combai lungo Via Trento
- Descrizione breve: Partendo dal centro di Combai, raggiungeremo il percorso BoscArt con le sue sculture in legno. Una breve discesa ci porterà al borgo Colmellere, da cui inizieremo a salire lungo la Strada de la Fan seguendo il segnavia 1024. Il ritorno avviene per lo stesso percorso dell'andata
- Passeggino/Carrozzina: No
Percorso
Venerdì mattina con Marco Albino e Sebastian, che ormai sono a casa da scuola, partiamo all'avventura verso le Prealpi Trevigiane, in direzione di Combai, per una camminata con una bella salita che affronteremo piano piano e senza alcuna fretta.
Nota importante: non siamo riusciti a completare l'anello a causa di alcuni tronchi caduti lungo il sentiero e di problemi nella segnaletica. Qui di seguito trovate il percorso fino al tratto che siamo riusciti a fare in sicurezza e senza problemi.
Raggiungiamo il parcheggio di fronte alla Pro Loco e saliamo lungo la strada sterrata che ci porta al centro di Combai. Da qui svoltiamo a sinistra fino all'incrocio, poi andiamo a destra per immetterci in Via Trieste.
Fiancheggiamo delle case in pietra e, dall'altra parte, si aprono scorci sulla vallata. Sulla parete di una casa spunta una scultura lignea che ci anticipa l'inizio, ormai vicino, di BoscArt. Lasciamo alle spalle la fontana di Via Cimavilla, dove – seppur appena partiti – tutti sentono il bisogno di bere.
Marco Albino resta sempre indietro e devo più volte smuoverlo. Facciamo un'ampia curva verso sinistra e compaiono i primi cartelli segnaletici che ci indicano la via da seguire per BoscArt e la Strada de la Fan.
Giungiamo a un bivio con un imponente gallo ligneo che ci accoglie, e da qui proseguiamo a sinistra lungo Via Fume per raggiungere Borgo Colmellere. La via è tranquilla e pianeggiante; ogni tanto, ai lati della strada, compaiono altre sculture in legno (una fata, un cavallo, una sorta di capanna in legno).
Superiamo il Capitello di San Vittore e arriviamo a Borgo Colmellere. Appena entrati nel borgo vediamo le indicazioni del sentiero 1024 e dico ai miei prodi di tenersi pronti, perché da qui inizia la salita vera e propria.
Alla prima casa del borgo giriamo a destra e, passo dopo passo, ci inerpichiamo lungo il crinale del monte. Qualcuno inizia già a lamentarsi che vorrebbe tornare in macchina, ma alla vista delle caramelle il passo si fa più veloce; come sempre, una caramella ogni km... ma vista la salita, facciamo due.
La strada, dapprima cementata, diventa sassosa. Alcuni pannelli segnaletici illustrano flora e fauna di questa zona e diventano un ottimo diversivo contro la fatica. Oltrepassiamo un portale fatto di radici, che però non sembra riscuotere grande successo tra i miei compagni di cammino.
Arrivati in località Pardolin notiamo una nuova installazione in legno: io dico che è un serpente, Sebastian un dinosauro, Marco Albino un drago. Avvicinandoci, scopriamo che Marco Albino ha indovinato.
Facciamo una breve sosta sedendoci di fronte alla Casera. La salita continua con Marco Albino che si mette capofila. Dopo la Casera, teniamo la destra. Un nuovo cartello ci illustra la fauna di questo luogo. I nostri piedi calpestano i numerosi ricci di castagne molto presenti in questa zona da sempre vocata alla coltura del castagno.
Sebastian è molto interessato alle bisce: appena vede il cartello sulla fauna locale, si ferma e poi inizia a farmi mille domande. “Ma sono velenose? E quanto diventano lunghe?”. Gli spiego che in queste zone si possono incontrare diverse specie di bisce innocue, anche se vederle scivolare tra l’erba fa sempre un certo effetto.
In ogni caso, è sempre bene fare attenzione a dove si mettono i piedi e tenersi a distanza da possibili pericoli. Distinguere al volo una vipera da un biacco non è affatto facile per noi camminatori comuni, quindi preferisco sempre stare alla larga ed eventualmente cambiare strada.
Dopo questa pausa naturalistica, riprendiamo il cammino e finalmente agganciamo il tratto recuperato della Strada de la Fan, dove si nota ancora chiaramente il vecchio lastricato in pietra, testimone dell'antico passaggio di chi saliva quassù per necessità, in tempi ben diversi dai nostri.
Per la gioia di Marco Albino le panchine sono molto numerose e invitano a frequenti soste. Oltrepassiamo un'altra Casera e seguiamo le indicazioni. La fatica si fa sentire sempre di più, ma tra poco raggiungeremo il punto più alto di questa camminata e, di conseguenza, la tanto agognata pausa panino.
Ed eccoci finalmente al punto di osservazione della flora e fauna locale. Qui ci sediamo sulle panchine ad ammirare il verde del bosco e a tenere le orecchie bene aperte per ascoltare il cinguettio degli uccelli e i movimenti degli animali. Poi spazio a giochi di equilibrismo e esplorazione dei dintorni.
Il ritorno avviene per lo stesso percorso dell'andata, perché – come accennato all'inizio – alcuni tronchi hanno ostruito il sentiero e, più avanti, segnaletica e traccia non sono ben visibili. Attendiamo che tutto venga sistemato per poter completare questo bel percorso.





























